Villorba – L’area produttiva e l’arrampicata sugli specchi

  • Posted on: 3 March 2015
  • By: Oscar Borsato
Area produttiva - appello di Serena
Oramai sta diventando una soap opera trevigiana, un serial che ha come luogo di ambientazione l’area produttiva di Willorba. A suon di tamburi battenti, il Sindaco di Villorba Marco Serena continua a perseguire una strana perseveranza sulla strategia di governo del territorio, ultimamente divenuta alquanto variabile. Difatti dal primo piano tabula rasa, si sono dimensionati i parametri di progettazione sul tema dell’abbattimento degli immobili industriali, orientando le proprie vedute su nuovi riutilizzi negli edifici prossimi alle reti stradali della Postumia Romana e della Pontebbana. Volutamente o meno, il Primo Cittadino villorbese ridimensiona la propria idea urbanistica verso la direzione iniziale data dal Partito Democratico. Una sola cosa non cambierà nella fase gestionale della politica di questa Amministrazione Comunale villorbese, ovvero sia, la capacità di compiere dei “scivoloni giornalistici” su argomenti che evidentemente conosce poco, o che volutamente cambiano il punto di vista, come una sorta di giochi da acrobatici circensi. Mi riferisco alla citazione virgolettata del giornalista Mauro Favaro (M.F.) nell’artico di oggi (3/3/2015 pag.VIII del Il Gazzettino di Treviso), dove il Sindaco colpevolizza la Regione del Veneto perché nel 2013 non ha individuato i luoghi esatti dove insediare o trasferire le attività produttive e commerciali che si trovano nel raggio d’azione di due km dal costruendo casello della Superstrada Pedemontana Veneta e quello già presente dell’A27 Treviso Nord. Su questo punto il Sindaco Marco Serena si dimentica una piccola stratigrafia delle competenze in materia urbanistica, le quali difatti non danno potere all’istituzione di Venezia di decidere nella pianificazione comunale, in quanto l’art.13 comma 1 lett. K) della Legge Urbanistica 23 aprile 2004, n. 11 cita esattamente che “Il piano di assetto del territorio (PAT), redatto sulla base di previsioni decennali, fissa gli obiettivi e le condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni ammissibili ed in particolare” [omissis] “determina, per ambiti territoriali omogenei (ATO), i parametri teorici di dimensionamento, i limiti quantitativi e fisici per lo sviluppo degli insediamenti residenziali, industriali, commerciali, direzionali, turistico-ricettivi e i parametri per i cambi di destinazione d’uso, perseguendo l’integrazione delle funzioni compatibili”.
Essendo quindi di pertinenza comunale la regolazione delle proprie superfici tramite il PAT, come sopra menzionate, si devono reputare gli errori riguardanti il dimensionamento e la previsione strategica (decennale), non alla Regione del Veneto, bensì all’attuale Amministrazione comunale di Villorba (in carica dal 15/05/2011), che ha avuto due anni di tempo per verificarne la programmazione, ed eventualmente modificare gli aspetti indesiderati.
Da rendere chiara è anche la progettazione dell’arteria stradale della Pedemontana, non recente, ovvero sia, si parla di questa da quasi ben 30 anni. Vero che fino a poco tempo fa il lavoro variava a seconda delle varie fasi politiche, ma da come si vede nella tavola n.99 Allegato n.1 al Decreto n.10 del 20 settembre 2010, questo casello autostradale è ben presente [questo documento scaricabile dal sito web di competenza del “Commissario Delegato per l'emergenza determinatasi nel settore del traffico”]. Quindi se la matematica non è un opinione, ci sono stati due anni di tempo per modellare l’attuale Piano urbanistico comunale da parte dell’Amministrazione. Per dirlo con tutta franchezza, quanto è successo è frutto del Suo mandato, una vittima del suo stesso pensiero, dove la politica dallo stesso proposta è rimasta vittima dell’emergenza. Ma di quale emergenza sta ragionando il Sindaco, per la tanta voglia di abbattere e riposizionare delle nuove rendite fondiarie? Una delle tante domande alle quali deve ancora rispondere.
E’ oramai fallito il binomio “sviluppo urbanistico = sviluppo economico”, lo dicono tutti i maggiori esperti di urbanistica, di economia della città e dell’architettura; quel tempo è oramai definitivamente tramontato.
Il ragionamento attuale, lo ripeto, è verso la riconversione degli immobili, per fattori economici, ambientali e temporali. Difatti è più veloce convertire che aspettare 20 anni. Costruire per aspettare il lavoro? Intanto il lavoro bisogna crearlo e riempire l’attuale!!! Porteremo a giocare i nostri figli nel mega parco verde, tra le scorie di cemento??? Bel futuro salutare che è in programma. Aspettiamo 20 anni i nuovi posti di lavori??? Nel frattempo chi ci da mangiare???
Inoltre è illogico il ragionamento di “ricompattare” il tessuto urbano tra il capoluogo e la frazione di Fontane riconvertendo (ipoteticamente) l’attuale zona industriale con degli impossibili terreni agricoli; con una linea divisoria artificiale come la Strada Postumia romana. Chiunque abbia le basi dell’urbanistica riesce leggere il territorio ed identificarne la strutturazione. Forse il Sindaco ora ha intenzione di demolire anche questo storico viale per trovare delle giustificazioni adeguate per lo spostamento di edifici in zona agricola potenzialmente riconvertibile?
Per terminare il ragionamento sviluppato dall’articolo del giornalista M.F., in merito all’abbandono del progetto, a mio avviso, direi che questa modalità di gestione del territorio, come già citato in articolo precedente è una vera follia, in primis per motivazioni ambientali ed ecologiche. Inoltre non ha nessuna ratio collegabile alle attuali logiche di progettazione ai fini del concetto di sostenibilità, di cui si basa anche il nostro ordinamento regionale dopo il licenziamento della Legge 11 del 2004, nonché di tutte le convenzioni europee ed internazionali in merito al consumo di suolo.
L’Amministrazione comunale, prima di pubblicizzare masterplan da sviluppare con le parti economiche trevigiane, dovrebbe redigere un vero e proprio lavoro, descrivendo con esattezza i parametri, sociali, economici ed urbanistici dell’idea in campo, descrivendo esattamente la realtà dei fatti attuali, dove per esempio le vendite al dettaglio calano e sostanzialmente un mondo del lavoro che con grande dispiacere non vuol ripartire (Costruire un megastore per chi???)
Una fase progettuale che risponda a tutte le domande poste negli articoli precedenti, ovvero sui costi di fattibilità dell’opera, in tutte le sue fasi. Domande che attendono ancora una risposta.
Il Sindaco Marco Serena però a volte è anche fonte di ispirazione, difatti non farò come il cinese che aspetta le risposte, guardando l’acqua del fiume che passa, cercherò di proporre delle soluzioni alternative, economicamente sostenibili, con una logica di rispetto per l’ambiente e per l’agricoltura locale, senza indebolirla come fatto in questi anni da una inclassificabile politica italiana che non ha saputo guardare al futuro.
“C’è chi si rivolge a teorie del passato, io guardo al futuro sostenibile”.