Villorba, Parco Commerciale: anche il Gran Casa ucciso dalla politica che abbandona le imprese.

  • Posted on: 20 May 2017
  • By: Oscar Borsato

In tutta la provincia di Treviso l’economia riprende con buoni numeri: + 34% nuove Start up, + 1,8% di occupati, + 2,3% di esportazioni.

 

Continua la lenta agonia della Zona Industriale di Villorba, anni di dichiarazioni da parte del Partito Democratico di Villorba, di molti avvisi sull’inutilità delle volontà di nuove cementificazioni e i solleciti di conversione dell’agenda urbana rivolta al riuso immobiliare, al fine di riqualificare il patrimonio esistente e conseguentemente salvare le aziende presenti, il momento è arrivato. Dopo quattro anni dal termine delle attività del Panorama, anche il Gran Casa abbassa le serrande e licenzia ventiquattro (24) lavoratori. Questo è il tragico riassunto di anni di politiche di sviluppo del territorio villorbese, che sarebbe troppo facile classificarle come “inefficienti”, trovando però la giusta definizione in “volute”.

Questo negozio di articoli per la casa è morto per volontà politica.

Le dichiarazioni fatte dal Sindaco Marco Serena e del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, sono chiare: quel Parco Commerciale deve essere abbattuto [link], ma prima di esserlo, deve lentamente consumarsi, in altre parole, le attività devono chiudere.

Gli articoli dei giornali (mai smentiti) da parte del Sindaco villorbese, in questi anni, sono stati precisi in quella direzione, e questo non è di certo una novità, dichiarando che se fosse in Germania quell’edifico sarebbe già abbattuto, dimostrando così l’efficienza tedesca. Questa sua idea, però, nei fatti è stata una gaffe enorme, non sapendo che gli usi del territorio tedesco sono rivolte in modo prioritario al riuso.

La logica del voluto abbandono però è gravata dalla speculazione elettorale fatta a cadenze ben precise, dove si recuperavano le idee per chiedere il voto. Era il maggio dello scorso anno quando annunciava la forte scommessa sul rilancio della zona industriale con la costruzione dell’area sportiva indoor più grande d’Europa [link]. Già una cordata d’imprenditori era pronta ad investire in un progetto che sembrava in pronta consegna, un lavoro ispirato al Park AM Gleisdreieck di Berlino e ai parchi di bambù. Sta di fatto, che a poco più di dodici mesi di distanza, d’imprenditori (anonimi) e di progetto (sconosciuto) neanche l’ombra… ben che meno di una misera pianta di bambù.

Poco chiara e contraddittoria è la visione del Vicesindaco Bonan, il quale nell’articolo di ieri a firma di Federico Cipolla, precisa che si punterà allo sport, ma come ho appena scritto, progetti, idee ed imprese non restano solo fumo. Sarebbe bello vedere qualche plan e conoscere chi sono le figure imprenditoriali.

In una sorta di dicotomia di pensiero, non si può dichiarare quanto detto ieri e in campagna elettorale, che si punta sullo sport, visto che l’area è privata e non pubblica.

D’altra parte, l’Amministrazione Comunale Serena aveva (ed ha) lo sguardo rivolto allo sviluppo, un nuovo insediamento commerciale di 38.000 mq, quello dell’Ex Cantina sociale, un mega store lungo la Strada Statale Pontebbana di proprietà di Lualgi srl, l'azienda amministrata da Gino Gaion, patron del centro commerciale Tiziano e progettato dall'architetto Dario Frosi, ex consigliere comunale di maggioranza, e candidato anche alle ultime elezioni a sostegno di Marco Serena [link]. Se per il Vicesindaco Bonan i centri commerciali sono segno del passato, perché approvare nuovi ampliamenti della stessa destinazione, come quello sopra menzionato?

Questa logica della governance portata alla speculazione del suolo, invece del suo riuso e quello del patrimonio immobiliare, sta portando il territorio in uno stato di “non luogo”, ovvero uno spazio costruito senza un fine ben specifico, con la prerogativa di essere privi di identità, di relazione e di storia, ivi compresi i centri storici. Tutto questo ci sta traghettando verso un futuro incerto.

Conseguentemente la superficie dell’ex Panorama, come tante altre zone sparse per il comune, sta diventando insicura e potenzialmente ricettiva per forme di delinquenza comune, come la più risaputa prostituzione, atti di vandalismo, spaccio di sostanze stupefacenti, di ricovero notturno per senza tetto (dove poi trovano anche la morte), non ultimo per importanza, i furti che i negozi ancora presenti hanno avuto.

Sta di fatto che adesso, grazie a questo governo dell’Amministrazione attuale e di quelle passate (dal 2000), prioritariamente a guida leghista (è doveroso ricordarlo), hanno decretato la ”morte assistita” del parco commerciale Willorba. Non è colpa solo della crisi economica.

E’ ruolo della politica e delle Istituzioni dare governo del territorio, espressione questa novellata più volte dalla Corte Costituzionale nel 2003 sulla visione di urbanistica applicata all’art.117 della Cost. E’ ruolo principe dell’Ente comunale dare direzione alle proprie politiche territoriali ed imprenditoriali, come in questo caso. Poca è la giustificazione che riguarda le dinamiche imprenditoriali di diritto privato, se la parte che gestisce non ha finora riconosciuto le esigenze delle imprese (con precisione quella di un ripensamento della viabilità) e del pensiero che veniva dalla popolazione. Inutile è l’unica battuta da parte dell’Amministrazione Comunale sia quella di non riceve nuove idee, il ruolo di questa deve essere quello di creare processi di riqualificazione fatti dalla comunità, invece di calare scelte “dall’alto”. Il Partito Democratico, ad ogni livello, ha sempre puntato in questo, ma “non c’è più sordo di colui che non vuole sentire”. Con queste forme di collaborazione civica si sono risolte complessità urbane ben più difficili di quelle nel caso in esame.

C’è un altro punto importante che non è stato sviluppato, quello riguardante i consumi. È da ricordare che l’inefficienza politica finora prodotta ha dei costi, che non sono solamente quelli sociali delle famiglie lasciate a casa, ma anche quelli relativi alla spesa per un’eliminazione pubblica che la notte da luce al nulla e dei sottoservizi, quindi la doppia beffa.

Ventiquattro persone, altrettante famiglie, si troveranno in difficoltà perché chi è preposto a determinare lo sviluppo imprenditoriale di quella parte di zona industriale, non ha saputo e non ha voluto prendere decisioni in merito. Come un domìno c’è in ballo il destino del vicino Pittarello e di poche altre realtà minori, che si vedono togliere un pilastro fondamentale dell’attrazione della clientela del Gran Casa.

L’Amministrazione comunale, e chi la dirige, dovrebbe utilizzare la stessa energia usata contro chi in modo legittimo filma un arresto, per risolvere i problemi dell’urbano, produttivo e civile del territorio di Villorba.