Consumo di suolo in Veneto: una delibera inefficace di una legge insufficiente

  • Posted on: 21 December 2017
  • By: Oscar Borsato

Il Consumo di suolo in Veneto è un gran problema che affligge tutti i territori, indipendentemente dalle aree, questo determina sostanziali cambiamenti morfologici, chimici e climatici. Dati non poco preoccupanti ci giungono dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), dove nel Rapporto 2017 colloca la Regione del Veneto come seconda nella lista tra le più divoratrici di suolo, con il primato delle provincie che va a Treviso. Questo fenomeno, anche se rallentato dalla crisi economica, non ha mai avuto un freno effettivo, bloccando sempre la nostra regione tra le più consumatrici. Per bloccare questo fenomeno, a giugno di quest’anno, il Consiglio Regionale ha legiferato un’apposita norma, la LR n.14 del 6 giugno 2017, che, a dire dei vertici politici regionali, è la prima ed innovativa in Italia. Già lo stesso Presidente, in più occasioni, ha affermato questo concetto. Invece, come descritto all’interno della stessa legge, si presentano tutte le disposizioni che consentono la deroga ai limiti stabiliti dallo stesso provvedimento.

Prima di continuare con questo punto, è interessante analizzare l’artico comparso oggi[1] nel “Corriere del Veneto Treviso - Belluno” a pagina 3 dal titolo “Una delibera dimezza le nuove aree edificabili dei Comuni veneti” a firma Marco Bonet. Questo pezzo giornalistico prende in considerazione una delibera di Giunta regionale che dimezzerebbe le nuove aree edificabili nei Comuni veneti, con un taglio di 210 kmq di “futuro” cemento.
Nel finale dello scritto in esame si legge: “L’esito finale è che dei 21 mila ettari (210 chilometri quadrati) di nuovo terreno edificabile inizialmente previsti dagli strumenti di pianificazione dei Comuni, pari all’1,17% del Veneto, la Regione ne ha eliminato il 40%, «che sale però in alcuni casi fino al 47% per via di alcune ulteriori restrizioni stabilite in base ai criteri individuati dai tecnici. In questo modo - prosegue Corazzari - rallentiamo la velocità di consumo annuo del territorio dall’attuale 0,25% allo 0,17%, contro una media nazionale dello 0,22%». I 12.600 ettari rimasti dopo la «cura dimagrante» sono stati quindi ridistribuiti tra 31 Ambiti Sovracomunali Omogenei (gli ASO), che successivamente li assegneranno pro quota ai singoli Comuni”.
La lingua italiana si appresta a molti giochi interpretativi perché la normativa sul contenimento del consumo di suolo in Veneto, NON menziona tagli alle aree già individuate con destinazione urbanistica a carattere edilizio residenziale o produttivo (azione questa che comporterebbe dei ricorsi infiniti su quanti hanno in diritto di edificazione già in essere), bensì stabilisce le misure di programmazione e di controllo sull’effetto del consumo adottando quanto stabilito dall’art. 4 della l.r. 14/2017.
L'ANALISI
C'è una particolarità molto curiosa: il grado di controllo che ha avuto la Giunta Regionale od Uffici incaricati nell'analizzare relazioni giunte dai comuni e dalle città capoluogo. Siamo di fronte ad un record da guinness dei primati, quasi 575 Enti locali  controllati in 155 giorni dall'approvazione della Legge sul Consumo di suolo, una media, festivi compresi con ferie annesse. di 3,7 al giorno, un vero e proprio risultato assoluto.
Ad ogni singolo comune, città comprese, si doveva valutare:
  • la quantità massima di consumo di suolo ammesso: specificità territoriali, caratteristiche qualitative, idrauliche e geologiche con relative funzioni ecosistemiche, le produzioni agricole, lo stato di fatto della pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistica, le varianti a verde, gli interventi dei programmi dei Consorzi;
  • interi di individuazione degli obiettivi del programma di urbani di rigenerazionecon gli strumenti e le procedure atte a garantire l'efficiente partecipazione degli abitanti;
  • le politiche, gli strumenti e le azioni positive per concorrere in collaborazione con le autonomie locali e gli enti pubblici;
  • le regole e le misure applicative ed organizzative per la determinazione, registrazione e circolazione dei crediti edilizi;
  • le procedure di verifica e monitoraggio;
  • i criteri di individuazione degli interventi di pubblico di interesse regionale;
  • l'articolazione, l'ambito di intervento, le modalità, i tempi impresti presentazione, i criteri di selezione delle domande e la relativa modulistica;
  • altre indicazioni.
Come si evince siamo di fronte ad un grande punto interrogativo: come hanno fatto a contabilizzare tutti gli interessi degli enti locali in così poco tempo?
La prima insufficienza di questa normativa si può individuare già da subito, proprio dell’articolo sopra menzionato, in quanto, tra gli aspetti programmatori mette in deroga quanto previsto all’articolo 11, ovvero gli “accordi di programma per interventi di interesse regionale”, Dove per accordo si intende la sostituzione, previo accordo delle istituzioni interessate, di ogni effetto le intesa, I pareri, alle autorizzazioni, il nulla osta ove previsti da leggi regionali. Esso comporta per quanto occorra, la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, nonché l’urgenza e indifferibilità dei relativi lavori e la variazione integrativa agli strumenti urbanistici senza necessità di ulteriori adempimenti[2].“Successivamente all’acquisizione delle competenze urbanistiche da parte delle Province ai sensi dell’articolo 48, comma 4, della legge regionale 23 aprile 2004, n. 11 , ai fini dell’attuazione organica e coordinata di piani e progetti di interesse regionale la Giunta regionale, in deroga alla normativa vigente, esercita le competenze urbanistiche in relazione alle varianti agli strumenti urbanistici e territoriali eventualmente conseguenti all’approvazione di accordi di programma ai sensi dell’articolo 32 della legge regionale 29 novembre 2001, n. 35 “Nuove norme sulla programmazione”, nonché di progetti strategici riguardanti interventi o programmi di intervento di particolare rilevanza ai sensi dell’articolo 26 della legge regionale n. 11 del 2004.[3]
Il secondo motivo dell’inefficacia della delibera menzionata e dei lavori successivi della Conferenza Regionale delle Autonomie Locali, si può leggere all’articolo 12 della stessa legge sul contenimento del suono, dove nelle “disposizioni finali” consente, fin dalla sua approvazione, la deroga del disposto all’articolo 4, cancellando così qualsiasi programmazione sull’effetto del consumo di suolo.
La domanda più naturale dopo la lettura della normativa in esame è quale sia la sua efficacia se propone tutte le possibilità per non rendere efficace la necessità di contenere il consumo di suolo.
In dettaglio quanto prevede l’articolo 12, oltre a tante ad altre programmazioni errate, sono le deroghe agli interventi previsti dallo strumento urbanistico generale ricadenti negli abiti di urbanizzazione consolidata, compresi gli interventi di riqualificazione edilizia, Ambientale ed urbana, ai lavori e le opere pubbliche o di pubblico interesse (lett.c), ai centri commerciali, ai capannoni in mezzo alla campagna connessi all’attività dell’imprenditore agricolo, alle attività di cava, ai progetti strategici ed infine ad una facile  variazione allo strumento urbanistico comunale.
Ho voluto evidenziare con la “lettera C” le opere pubbliche e quelle d’interesse pubblico, tendenzialmente quelle opere pubbliche o in project financing (come la Superstrada Pedemontana Veneta), tendenzialmente di natura infrastrutturale per la rete di mobilità (strade) che consuma più suolo di tutte gli altri lavori sopra menzionati.
Quanto esposto sta ad evidenziare l’inefficacia della delibera approvata dalla Giunta regionale del Veneto in tema di prevenzione del consumo di suolo, in quanto già la legge stessa non prevede quelle misure tali da rendere efficace quanto descritto in rubrica.
 
 

[1] 21 dicembre 2017
[2] L.r. 35/2001 art. 32
[3] L.r. 11/2010 art. 6