Volpago del Montello - fiaccolata contro i migranti: dal tavolo della ”miseria politica” al flop in piazza

  • Posted on: 28 December 2016
  • By: Oscar Borsato

“Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… ma non può contenere la primavera” (Mahatma Gandhi), con questa frase il noto pacifista sottolineava il fatto che certe azioni non posso fermare la storia, o meglio, non possono fermare certe azioni che sono di per se senza fine. Della stessa linea il noto sociologo Zygmut Bauman, che nel suo ultimo libro descrive in maniera precisa e puntuale quali sono le dinamiche di natura antropologica che portano l’uomo, fin dalla sua nascita ancor prima della preistoria, a migrare di terra in terra.

I tempi attuali hanno evidenziato l’accelerazione di questo processo attraverso la comunicazione e i mezzi di trasporto. Tra le cause di spostamento si possono trovare la guerra e la voglia di essere economicamente produttivi, vista la scarsità nel luogo natio.

Questo vuol essere una parte principale di quest’articolo, se dobbiamo rimanere immobili per subire od essere attivi per governare questa situazione.

Nella serata del 15 dicembre 2016, si è svolta nella palestra comunale di Volpago del Montello (di fianco alle scuole medie) una riunione pubblica organizzata dal primo cittadino di volpaghese, la quale riguardava la decisione del Prefetto di Treviso dott.ssa Laura Lega nel voler ospitare presso la struttura militare, meglio conosciuta come la “ex polveriera”, una quantità di 100 uomini migranti provenienti dal “Continente Nero”.

Assieme al sindaco locale, Paolo Guizzo, c’erano anche gli altri sindaci dell’area montelliana: Montebelluna (ente capofila); Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia, Crocetta del Montello:

La riunione iniziò con un intervento del Sindaco ospitante, un approfondimento dei dati riguardanti le migrazioni nazionali ed internazionali verso l’Italia e l’ipotetica chiusura delle frontiere: rispettivamente di 190.000 uomini e l’impossibilità di transito verso gli altri Paesi europei.

Successivamente gli altri interventi  dei rappresentanti istituzionali locali sono stati una sequela di discorsi già sentiti e alquanto disarmati sotto il profilo istituzionale e politico, perché non è stata affrontata la discussione. Insomma: una miseria di fatti, di dati ed, in primis, una completa mancanza di programmazione e di governance territoriale.

Devo spezzare una lancia a favore del ragionamento sviluppato dal Primo cittadino di Montebelluna, il quale ha cercato di individuare il rapporto tra umanità e il rispetto delle regole della civile convivenza e sulla capacità ricettiva della struttura in esame, la quale non sarebbe in grado di ospitare delle persone, in quanto sarebbe in uno stato fatiscente.

Ritornando ai temi. Nelle analisi si è sviluppato il concetto che la promozione turistica, l’ambiente, la riqualificazione dell’area militare, la cultura locale e la sicurezza pubblica possano essere precluse per l’arrivo di “queste persone”.

  1. Con quali motivazioni tecniche si possono affermare queste pericolosità?
  2. Sono proprio questi i problemi del nostro territorio? Ne cito alcuni: Superstrada Pedemontana Veneta, elettrodotto da 380.000 Volt, eliminazione sistematica della popolazione arborea autoctona a favore della monocultura, costruzione edilizia nelle colline del Montello, senza dimenticare Veneto Banca e la crisi economica…
  3. Perchè la classe politica locale non ha organizzato delle fiaccolate contro i problemi al punto precedente? Troppo difficile scagliarsi contro gli errori politici superiori o il sistema bancario?

La parte ancora più pericolosa è stata quella della delegittimazione dello Stato Italiano, quello di renderlo come un nemico, anziché descriverlo come un sistema di garanzia per tutti, siano esse persone straniere, che cittadini del mondo, un vero Paese di evoluta democrazia ed universalità nei Diritti Umani.

Tra la platea di cittadini intervenuti, dopo le suddette dichiarazioni, iniziarono dei brontolii di pancia, un inizio di caccia all’uomo non tanto difforme da quello che si legge nei testi di letteratura americana riguardante il sud degli Stati Uniti d’America. Mi è sembrato un ritorno al medioevo culturale e razziale.

La pochezza di contenuti ha avuto il picco massimo nel discorso del sindaco di Crocetta del Montello, quando ha esordito con un vecchio slogan padano: “padroni in casa nostra”.

La serata è poi terminata con degli interventi del pubblico alquanto unidirezionali che inneggiavano la pericolosità dell’invasione delle persone africane poste sulla ex caserma militare. Solo due interventi a favore di una riflessione del tema, in altre parole, quali strategie da mettere in atto nel momento del loro arrivo, e da parte di una signora, la richiesta di poter spalmare questa popolazione in tutti i comuni partecipanti, non più 100 in un’unica residenza fatiscente, ma 20 persone in ogni Comune, in luoghi adatti alla sopravvivenza. Tempi e modi diversi erano stati per svolgere questi interventi: più lunghi per la negatività e molto più brevi per la proposta.

Da parte del Comune di Volpago del Montello è stata proposta una raccolta firma da consegnare alla Prefettura di Treviso, una sorta di richiesta sulla “non volontà” di accoglienza da parte di questo territorio. Al termine sono state ricevute 1000 firme, in una popolazione residente nel territorio di oltre 10.000 cittadini.

Dopo due settimane esatte, oggi 28 dicembre 2016, dallo svolgimento del tavolo sopra menzionato, si scoprono altri dettagli. Il più importante è il piccolo “errore di comunicazione” da parte del sindaco di Volpago del Montello, che proprio nella serata di cui sopra, aveva pubblicamente affermato: “non era mai stato informato sull’arrivo e sull’organizzazione dei profughi da parte della Prefettura di Treviso”. Questa dichiarazione è stata smentita pubblicamente (Tribuna di Treviso di oggi pag. 21) dalla rappresentante del Governo nel territorio, Il Prefetto Laura Lega, la quale afferma che i contatti tra i due Enti erano già presenti da qualche tempo.  Per quale motivo il sindaco non ha voluto partecipare avete incontri? Questa domanda è del tutto retorica, perché ci sono delle forze politiche di minoranza che sono responsabili nel produrre questo interrogativo. Qualunque sia il motivo, un sindaco, rappresentante delle Istituzioni e dei Cittadini, deve sempre e comunque presentarsi dinanzi al rappresentante prefettizio, spiegando le ragioni del proprio diniego.

A prescindere dalle motivazioni politiche locali, trovo alquanto sterile il continuo negarsi davanti alle esigenze collettive, che non riguardano solamente il nostro territorio ma una porzione di mondo. Questo NO molto fanciullesco, a mio avviso, è solo generatore d’instabilità sociale, di povertà umana e di poca lungimiranza politica nella gestione della propria municipalità, evidenziando la mancanza di un'agenda urbana all’altezza dei nostri tempi.

La figura più divertente è stata fatta proprio questa sera nella manifestazione organizzata dal gruppo politico della Lega Nord.  Proprio  nella piazza antistante il Municipio si è svolto il flop dell’idea scaturita dalle menti politiche dei sindaci di zona prima citati. Nella marcia contro i richiedenti asilo dell’ex polveriera si è vista pochissima gente del Comune interessato, erano presenti in gran parte persone estranee,  come un gruppo folto di ragazzi dell’estrema destra di Montebelluna ed altri di Treviso, nonché altri leghisti che accompagnavano i politici locali.

L’attesa di migliaia di cittadini si è dimostrata  un vero e proprio buco nell’acqua perché il totale  dei manifestanti non superava le 150 unità (forse anche qualcosa di meno). Questa è stata anche la dimostrazione che questo modo di far politica basato su affermazioni puramente razziali, che non hanno una logica di sviluppo non attira più la popolazione. Resta il fatto che, il comportamento incivile e politicamente scorretto riesce ancora ad impaurire e dividere, trasformando la società di lupi pronti a scagliarsi contro i propri simili.

Come in premessa, il sociologo Bauman ha dichiarato che eventi migratori sono una naturalità di tutte le specie, umane ed animali, quindi un fattore che non ha una interruzione. Visto I’impossibilità di blocco dei flussi troverei più costruttivo evidenziare la opportunità della migrazione internazionale per costruire delle basi per uno serio sviluppo locale.

Come si è letto nei giornali di tiratura provinciale, le Municipalità del montelliano attraverso il Consorzio, il 29 settembre di quest’anno, hanno acquisito il sedime della storica ferrovia aperta nel 1916 e chiusa nel 1966 che va da Montebelluna a Nervesa della Battaglia, un percorso di 18 km che si trasformerà in una ciclopista. Detta infrastruttura, da come si legge nei giornali, sarà pronta nel 2018: un tempo troppo corto vista l’operatività progettuale e costruttiva.

Da Fonti politiche locali, si apprende che dovrebbe essere, da parte del comune attraverso il demanio militare, l’acquisizione  anche della ex polveriera in esame.

Questi due importantissimi luoghi possono risultare una chiave vincente per lo sviluppo del turismo nella nostra area interessata, in quanto I pernottamenti, nei futuri alloggi posti lungo le ciclo vie (ex ferrovia e Monaco-Venezia) e dell’ex area militare,  potrebbero aumentare portando così lavoro  nelle prevalenti attività familiari insediate nell’area di interesse.

Per fare tutto ciò sono necessari degli ingenti costi, che solo per la ciclovia "ferroviaria" risultano di € 700.000, mentre per la ex area militare è ancora tutto da quantificare. Un modo per abbattere i costi concernenti la riconversione e direttamente dare un potenziamento economico sarebbe quello di poter "sfruttare" la manovalanza di queste persone, 98 ragazzi con le possibilità di aiutarci. Con questo non voglio creare nuovi schiavi, si vuole solamente educare i nuovi arrivati attraverso il lavoro, il quale sarà regolato secondo degli orari previsti dalla legge.

Non nuovi schiavi ma persone che si vogliono integrare: eventualmente i più capaci potranno gestire delle micro attività proprie, come il caso del ristorante a Venezia.

Non solo, via la possibilità anche di tenere pulita la superficie boschiva dai rifiuti solidi urbani presenti all’interno, così come la pulizia delle siepi, ristabilendo un ordine naturale anche per le specie animali ed aiuto all'agricoltura.

Trasformare un problema in opportunità significa dare possibilità di crescita economica in tutto il territorio, non solo risolvendo la questione migratoria ma anche educando la popolazione autoctona nel riconoscere queste nuove persone come pedine fondamentali per un insieme fatto da una comunità multietnica che non ha paura delle sfide del futuro. Solo in questo modo potremmo risolvere I grandi problemi dei nostri territori.