Terralta Veneta: la fusione vale (al massimo) 150 mila euro annui

  • Posted on: 5 February 2015
  • By: Oscar Borsato
Non è passato nemmeno un anno da quel 9 marzo 2014 in cui la volontà popolare ha sancito con un NO definitivo la fusione tra Villorba-Povegliano. Adesso il Ministero dell’Interno formula con chiarezza quali sono le nuove modalità e termini per il riparto e l'attribuzione a decorrere dall'anno 2014, dei contributi spettanti ai comuni istituiti a seguito di procedure di fusione o fusione per incorporazione. Il Decreto 21 gennaio 2015 del Ministero dell’Interno, regola l’erogazione dei fondi spettanti ai comuni nati per fusione l’anno scorso, stabilendo con estrema chiarezza l’importo decennale massimo erogabile per ogni singola fusione. All’art. 2 comma 1, alla fine del paragrafo si legge: “nel limite degli stanziamenti finanziari previsti, ed in misura non superiore per ciascuna fusione a 1,5 milioni di euro”.
Questo contributo è ben distante dai €700mila annui (per 10 anni) promessi dal coppia dei sindaci capitanata dal villorbese Marco Serena. Con due semplici operazioni matematiche, una divisione e una sottrazione si evince che: €1,5milioni/10anni sono €150mila all’anno, poi con una sottrazione del promesso con quello regolato dal detto Decreto, si conta €550mila annui in meno di quelli promessi.
Il testo ministeriale afferma ulteriormente al comma 2, che: “La quantificazione del contributo annuale, che deriva dai  fondi erariali stanziati e dal numero degli enti che  ogni  anno  ne  hanno diritto, sarà assicurata nel limite massimo  dei  richiamati  fondi. Qualora il fondo risultasse  insufficiente  alla  copertura  delle richieste pervenute, il contributo e' assegnato mediante riparto  del fondo stesso, secondo il criterio proporzionale”. Quindi quanto quantificato nel titolo, potrebbe essere anche inferiore.
Ma c’è molto di più: riascoltando un’intervista fatta da Radio Veneto Uno il 5 marzo 2014 al Primo cittadino di Villorba, questo contabilizza una cifra ben superiore (si riporta testualmente quanto detto): “nel caso di Villorba e Povegliano questi contributi pubblici in 10 anni sono 15,5 milioni, cioè 1,5 milioni di euro all’anno”.
Dopo la lettura di questo documento, ho voluto fare una veloce intervista a Gianfranco Perali, presidente del Comitato No Terralta Veneta, il quale non si è stupito di quanto appena riferito, e chiaramente afferma: “erano chiare le intenzioni dello Stato, puntare in alto sulla contribuzione, per poi azzerare (o quasi) in modo unilaterale quanto inizialmente promesso. In una situazione di crisi nazionale, con bilanci statali che raschiavano il fondo del barile, non vi sembra strano che si mettessero in ballo così tanti contributi? Noi del No, siamo rimasti sempre realistici davanti all’attualità, preventivando più volte quanto è appena successo. Altri hanno voluto credere alle favole, il risultato si nota e ci da doppiamente ragione”.
E’ ben nota la mia perplessità su questo tipo di operazione amministrativa condotta “dai sindaci”, nata da tre attori (poi due), svolta senza la partecipazione dei cittadini, un nuovo ipotetico Ente mai progetto, uno studio di fattibilità che non commento, infine con il risultato che sappiamo. Certo è che dopo undici mesi gli aspetti cambiano, e certe lungimiranze si riscoprono non propriamente corrispondenti ad una lettura della società e dell’economia che al tempo era doveroso affrontare. Essere progressisti significa puntare al futuro con conoscenza e realtà scientifica (in questo specifico caso, economica).
Perché non si è calcolata la possibilità che tutto questo potesse accadere? Forse perché con i soldi pubblici dei cittadini è più facile rischiare? Mi domando questo con un senso del “buon padre di famiglia”, ossia, il politico deve valutare il bilancio del proprio ente come fosse quello proprio.
Alla luce dei fatti attuali, dopo la disposizione del Ministero dell’Interno, il progetto “dei Sindaci” risulta completamente infondato di ogni copertura economica, un taglio del 90% della promessa fatta ai cittadini.
 
 
 
 
Riferimenti: