Novità sul “Consumo di suolo” nella L.R. Veneto n.45 del 29 dicembre 2017 “Collegato alla legge di stabilità regionale 2018” spunta una nuova deroga per i poli commerciali anche nei centri urbani. Cittadini, consumatori o spettatori della nostre città?

  • Posted on: 8 January 2018
  • By: Oscar Borsato

Il Legislatore veneto non resiste, è più forte di “lui” , non riesce ad emanare una legge che abbia un senso logico, che non sia contrastante al suo interno e che la renda totalmente inefficace, almeno in tema di tutela del territorio ed in particolare nel consumo di suolo e della governance urbana.
Nei giorni scorsi si è potuto leggere la Delibera di Giunta regionale n.125/CR del 22 dic. 2017, che recepiva quanto indicato nell’art. 4 della Legge regionale n.14 del 6 giugno 2017, ossia un elenco delle quantità massime di consumo di suolo che ogni singolo Comune del territorio veneto ha a disposizione. Già ho potuto sottolineare in un precedete articolo, l’inutilità di questo provvedimento, in quanto la normativa porta a svariate possibilità di logoramento della terra tramite delle deroghe a quanto precedentemente tutelato nello stessa indicazione legge. Inoltre ho potuto evidenziare, come questo studio monocratico sia superficiale, visto il rapporto tra gli elementi per la valutazione, il numero degli Enti locali e il poco tempo adoperato per portare a termine il lavoro.
Non c’è voluto tanto tempo, una settimana esatta per legiferare un’altra specifica disposizione nella deroga da inserire nella norma che dovrebbe, in teoria, tutale, o per lo meno, arginare il consumo di suolo.
Si porta in esame l’integrazione alla Legge regionale 6 giugno 2017, n. 14  e gli “immancabili” sconvolgimenti alla Legge Urbanistica regionale, la Legge n.11 del 23 aprile 2004 “Norme per il governo del territorio”, tutto questo adottato dall’art. 57 della Legge regionale n.45 del 29 dicembre 2017.
In questa nuova normativa di fine anno, si è voluto integrare il già nutrito elenco delle “Disposizioni finali, di cui all’art. 12 della LR 14/2017, con un secondo comma bis, che recita: “Le disposizioni di cui alla presente legge si applicano anche agli interventi commerciali che restano disciplinati dalla legge regionale 28 dicembre 2012, n. 50 “Politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella Regione del Veneto”, e dai relativi regolamento e provvedimenti attuativi, ove rechino una disciplina più restrittiva”.
In sostanza, questo rinforzo va ad ampliare le possibilità già presenti alle deroghe previste per le procedure urbanistiche semplificate dallo “Sportello Unico per le Attività Produttive” in tema di commercio, recependo la Direttiva Europea 2006/123/CE del Parlamento e del Consiglio del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno compatibile con il buon governo del territorio, con la tutela dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano, la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici e la tutela del consumatore. Gli indirizzi dello sviluppo, secondo la Giunta regionale, devono avvenire secondo i seguenti criteri:
    ⁃    a) garantire la sostenibilità economica, sociale, territoriale ed ambientale del sistema commerciale;
    ⁃    b) favorire la localizzazione degli interventi commerciali all’interno dei centri storici e urbani;
    ⁃    c) incentivare il risparmio di suolo, favorendo gli interventi di consolidamento dei poli commerciali esistenti, gli interventi di recupero e riqualificazione di aree o strutture dismesse e degradate, gli interventi che non comportano aumento della cubatura esistente in ambito comunale;
    ⁃    d) rafforzare il servizio di prossimità e il pluralismo delle forme distributive.
Ed è proprio il punto c) a variare, dove si rechi una “disciplina più restrittiva”, eliminando il potere decisionale di ogni singolo Comune attraverso il proprio PAT (o PRG), o in forma associata, vista la premialità prevista all’art. 5 della LR 14/2017. Dopo i poli commerciali presenti a ridosso dei centri urbani, ritroveremo i negozi della grande distribuzione anche nei centri storici locali, portando così la storia del luogo ad interrompersi, trasformando in vetrine e, separando i cittadini da spazi.
Marcella Camponogara, docente del PoliMi, afferma: “Gli abitanti hanno perso la loro identità di cittadini e sono diventati dei consumatori, o nella migliore delle ipotesi degli spettatori”. I grandi centri lasciti a queste dinamiche delle estremizzazioni commerciali non possono lasciare lo spazio ad altre che operano nell’industria della cultura e della creatività che in Italia ha raggiunto un giro economico di €47,9 miliardi (anno 2015), con un tasso di interessa annuo del 2,4%.  Questo nuovo articolo inserito nella LR 14/2017, indica un mancata conoscenza delle dinamiche d’impresa al dettaglio, in quanto proprio la stessa Confcommercio Italia, in uno studio di Mariano Bella (Direttore Tecnico), registra un tasso negativo nella demografia d’impresa nei centri storici italiani, un -12% di nuove presenze, numero non poco importante.
Nei fatti, inoltre, la perdita di democrazia territoriale è in netta salita, dove le autonomie territoriali sono troppo spesso lasciate in deroga a volontà regionali, Venezia centriche, di una Giunta regionale che, come in questo preciso caso, sospende qualsiasi decisione intraprese dai Consigli comunali, organi eletti direttamente dal Popolo votante.
Stiamo osservando il lento passaggio che trasforma le vecchie “città operaie”, in una sorta di "città commerciale".