La riqualificazione è come l’arte, per farla ci vogliono le idee

  • Posted on: 24 February 2015
  • By: Oscar Borsato
Leggo da “Il Gazzettino di Treviso” di oggi (24/2/2015 pagg. X e XI) l’articolo a firma dI Mauro Favaro intitolato “C’era una volta la zona industriale”, dove il protagonista della narrazione è sempre lui,  il Sindaco di Villorba Marco Serena con il suo mantra  “la zona industriale di Villorba è morta” (ohmmmm). Dopo il primo flop del 2015 sul piano “tabula rasa” nel quale non crede nemmeno la categoria degli operatori artigianali / industriali, i primi che dovrebbero essere interessati alla messa in opera di nuove edificazioni, ora il Primo cittadino compie l’ennesimo scivolone concettuale che fa ridere, anzi rabbrividire. Quanto menzionato nelle prime righe dell’articolo in esame, nel virgolettato si legge: “se potessi la raderei al suolo all’istante e la trasferirei nell’area vicina alla cartiera, tra Villorba e Spresiano, in previsione dello sviluppo del casello della Pedemontana. In Germania l’avrebbero già fatto”.  Come detto, quest’ultima parte rappresenta l’ennesima mancanza di un minimo di conoscenza della storia moderna e di nozioni di urbanistica (europea ed italiana). Prendere ad esempio la pianificazione tedesca significa il contrario. La politica della Germania, secondo una comune percezione popolare, è data come un esempio da imitarne le gesta, ma in questo specifico caso, vorrei far notare al Sindaco Serena, che le scelte urbanistiche tedesche dallo stesso citate, non sono mai avvenute, mentre il riuso è stato intrapreso trent’anni (30 anni) or sono, un ritardo generazionale non indifferente (meglio tardi che mai). Sempre per essere chiari, non è vero che i “tedeschi” applicassero delle forme di eliminazione completa delle proprie zone industriali, storicamente più datate delle nostre (inizi ‘800 – prima rivoluzione industriale). Essi applicano una vera arte nel riqualificare le aree così dette di “archeologia industriale”, unendo le linee dell’architettura moderna con il mantenimento delle strutture esistenti.
Alcuni esempi possono essere l’operazione Landschaftspark di Ruhr (Emscher Park), quella ecosostenibile di Amburgo o quella di Essen, questi alcuni tra i progetti più importanti di riqualificazione e di bonifica del territorio produttivo dismesso. Operazioni queste che hanno comportato, oltre che la grande capacità economica, anche un grande processo partecipativo e una riflessione intellettuale, quest’ultima considerata il volano di tutto il sistema. Le tendenze europee della recente pianificazione e progettazione urbanistica (Carta di Aalborg, Lipsia e Strategia Europa 2020), in breve prevedono il concetto di “sostenibilità” (ambientale, sociale ed economica), tendendo sempre più verso la ristrutturazione dell’urbanizzazione esistente.  Vedo assenti questi parametri essenziali nella politica strategica del territorio villorbese.
Il ritardo trentennale, non è solo in materia di cultura storica ed urbanistica, ma bensì anche italiana, tempo questo che ha fatto cambiare alcuni concetti, come quello di “urbanizzare nuove aree = sviluppo economico”. Lo spostamento degli edifici tanto odiati dal Sindaco è impossibile a livello materiale, ecologico, economico e normativo. Sotto quest’ultimo profilo (contenimento del consumo di suolo e dispersione urbana). Quest’ultime indicazioni sono presenti nel recente Piano regionale e nel PTCP (Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale), nonché nei piani settoriali formulati nell’ultimo decennio per la  tutela del paesaggio naturale ed agricolo.
Anche se non pretendo che si conosca la legislazione nazionale in materia, per lo meno, si dovrebbe conoscere quella della Regione del Veneto; all’articolo 2 “Contenuti e finalità” della Legge Regionale n. 11 del 2004, in breve recita che è consentito l’utilizzo di nuove risorse territoriali solo quando non esistano alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente. Questa breve sintesi  è il pensiero del Partito Democratico di Villorba, nozione che stiamo cercando di farle capire.
I progetti, oltre che d’idee, devono essere correlati da quantificazioni di spesa, le quali mai pubblicate nelle proclamazioni giornalistiche che il Sindaco ha rilasciato. Più è fumoso un progetto, più questo viene interpretato, lasciando gradi spazi interrogativi. Le domande nascono spontanee:
  • oltre ai €100.000, a quanto ammonta la spesa per la rimozione degli edifici e dei servizi presenti?
  • vista la compromissione del terreno, quanto costerà la bonifica dell’inquinato?
  • quanto costerà la collocazione di nuovo terreno vergine? Dove si andrà a prenderlo?
  • quanto costerà la gestione della nuova urbanizzazione per la comunità villorbese? Sono state fatte delle simulazioni?
  • perché così tanta foga di ricollocare i volumi se nemmeno gli imprenditori credono nel suo progetto?
  • perché ridimensionare le rendite fondiarie di nuovi terreni?
  • perché forzare l’uso del territorio vergine togliendolo all’agricoltura?
  • e tutte le altre considerazioni già scritte in un articolo in questo sito web.
 
Sindaco Marco Serena, senza idee del futuro si possono avere tutte le bacchette magiche, ma senza un obiettivo di crescita comune ogni lavoro pubblico è ben poco realizzabile. Prima di avere soluzioni da “mago Merlino”, sarebbe opportuno che cercasse la bacchetta magica dedicata alla creazione di posti di lavoro, fattore primario dell’abbandono dell’area. Noto che pure questa manca, visto e considerato la fortuna delle ditte che hanno sede nel territorio (Maber, Marchiol, ecc…)… solo sfortuna o il risultato di una non consona politica gestionale dell’attuale Amministrazione?
Una cosa è certa, ci vogliono le idee, libere da ogni pregiudizio, senza vincoli mentali che possano deviare i loro percorsi. Il ragionare con una coscienza collettiva è sempre più efficace che usare una singola mente, per quanto capace sia quest’ultima.