Villorba - Negozi dal Centro Storico al Centro Commerciale: come si svuota una città

  • Posted on: 24 March 2018
  • By: Oscar Borsato

Nel Gazzettino di Treviso di oggi pag. XI, si legge un articolo di Mauro Favaro, che ha per oggetto la nuova apertura di un centro commerciale a Villorba, il costruendo shopping center da 10.000 mq che sorgerà presso l’ex Cantina Sociale lungo la Strada Pontebbana.

“Una vera novità per il territorio, se ne sentiva proprio l’esigenza, visti i pochi capannoni nel territorio comunale”.

Ebbi già modo di scrivere in passato, proprio in merito allo stesso progetto, che lo definì un “cannibale” dei piccoli negozi in centro urbano.

Tutti impazziscono per l’apertura di queste nuove piazze, creano entusiasmi collettivi, ma pochi considerano il loro lato oscuro, sia in termini urbanistici, di occupazione, di governance e di economia (locale e d’impresa).

Le domande da porsi sono almeno cinque, tutte legate tra loro da un filo logico:
    1.    Quale sarà il bilancio dei posti di lavoro, tra quelli creati e quelli distrutti dalla chiusura di altri negozi?
    2.    Quale sarà l’effetto sugli altri centri commerciali della zona?
    3.    Quale effetto sui centri storici?
    4.    Cosa comporterà alla cittadinanza?
    5.    Quanto dura la vita di un centro commerciale?

Partiamo da quest’ultimo punto, da non sottovalutare. Il periodo di vita del Centro Commerciale in relazione alla contemporaneità del settore vendite.

Se dall’inizio degli anni ’90 questi centri pluricommerciali entrarono in Italia, ora la dinamica sta cambiando, provocando un effetto chiamato “demalling”, vale a dire l’entrata in crisi del mall, il centro commerciale, per l’entrata, altrettanto preponderante, dell’e-commerce e verso gli atri giganti del commercio online. Amazon, Zalando da tempo hanno spostato tutto in alcuni portali internet. Persino Mc Donald’s, il famoso ristoratore low cost, sta lavorando per la consegna a domicilio.

Quindi la storia di cannibalismo avuta dai piccoli negozi storici, passerà agli stessi centri commerciali, se non per l’evoluzione tecnologica in atto, stanno avendo una sovra esposizione nella presenza, comportando così una competizione insostenibile. Assai probabile che i centri commerciali in Italia, nel giro di poco meno di una decina di anni, inizieranno il loro declino e chiusura delle singole attività inserite all’interno dei centri commerciali (come per altro si sta già iniziando a vedere in questi ultimi anni questo decadimento), con una voracità temporale molto più veloce rispetto alla prima fase.

Non dimentichiamo l’exploit dei fallimenti e le enormi chiusure dei shopping center americani, Stati Uniti che hanno sempre anticipato le nostre tendenze in termini ci consumo, dal dopo guerra ad oggi. Punti vendita come JC Penney, Macy’s, Sears e Kmat, che dipendono da realtà urbane molto più determinanti della nostra estesa conurbazione urbana, stanno chiudendo, producendo un fallimento a catena. The Limited ha dovuto abbassare le serrande a 250 punti vendita.

Ma queste politiche gestionali del territorio variano a seconda della regione. Se la Regione del Veneto ha nei fatti reso una gestione della pianificazione urbanistica “neoliberista”, ovvero portata verso “il privato”,  la Regione Lombardia ha già da anni posto una regolamentazione stringente per le nuove autorizzazioni. Un esempio normativo principe del nostro territorio veneto è la Legge Regionale 14 del 2017 sul contenimento del consumo di suolo, la quale non produce nessun effetto viste tutte le deroghe presenti.

Ritornando sugli aspetti dell’impatto di questi “momentanei” giganti locali, non bisogna negare il profilo economico pubblico: “i benefici di pochi producono esternalità negative per molti”. Questo concetto ripreso già da economisti e da gruppi sindacali, come la Confcommercio e la Confesercenti, i quali evidenziano anche la questione dell’illusione della crescita in termini di posti di lavoro, ogni posto di lavoro creato in un Centro Commerciale NON equivale ad un posto lasciato in un negozio nel centro urbano. Equivalente questo che diserta il rapporto diretto tra l’apertura di nuovi spazi commerciali, come effetto dell’aumento di posti di lavoro e dei consumi.

Da “demalling” a “desertificazione dei centri storici” il passo è breve anche nei numeri. La Confcommercio ha di recente effettuato un’analisi sulle dinamiche della diminuzione dei negozi, il 17% di punti di vendita e di ristorazioni, ma con un aumento del commercio ambulante. La conclusione: «Questa tendenza aumenta i rischi di desertificazione dei centri storici. C’è una patologia in corso. Se in una zona del centro cominciano a chiudere delle attività, viene meno anche una funzione socializzante e diminuisce il controllo sociale. Ma c’è anche un risvolto economico, perché si abbassano i valori delle abitazioni e degli immobili commerciali». Al di là del numero di punti vendita, aggiunge Bella, quello che cambia è la loro qualità: aumentano le attività di ristorazione a basso costo e altre attività che spesso sono fuochi di paglia e che conducono a un “downgrading” della qualità dei centri storici» (significativo aumento della ristorazione etnica, di centro massaggi e sale slot. [Linkiesta, Pavia]).

Chiusure e desertificazione significa anche impoverimento del marcato immobiliare, vista la mancanza attrattiva dei centri storici e delle periferie. Sempre meno persone saranno attivamente presenti per la frequentazione dei centri, trasformando così la città in un semplice dormitorio, dove le spese dell’Erario comunale saranno in uscita (vedi il caso ex Panorama, dove la pubblica illuminazione illumina il nulla). Per il mantenimento di queste zone vuote, con la mancata introduzione di denaro privato alle Casse Pubbliche, saranno, indiscutibilmente, tagliati dei servizi pubblici, o applicate delle ulteriori tassazioni.

In conclusione: quanto è conveniente, viste le previsioni, ottenere un altro centro commerciale a Villorba? In modo totalmente scientifico, quanto prodotto dal Centro Commerciale, in termini di ricadute economiche nel prossimo futuro, saranno ben peggiori che la sistemazione di Via Montegrappa e gli altri piccoli lavori in elenco nell’articolo a firma Favaro.

Un altro quesito interessante: “perchè portate tutti i giorni i vecchi dalla Casa di Riposo al Centro Commerciale in costruzione? 

Per questi motivi ritengo che la nuova costruzione sia un elemento peggiorativo nel paesaggio di Villorba e frazioni. Troverei molto più costruttivo se l’Amministrazione Comunale, invece che interessarsi a mirabolanti mega-progetti, si interessasse maggiormente ad applicare delle misure in grado di sviluppare la vita imprenditoriale proprio in quel luoghi che verranno a cadere i centri commerciali, nonché di curare anche quelle micro-piccole e medie imprenditorialità che chiedono, da anni, maggiore efficenza nei poli industriali già presenti, perché non vorrei che in un prossimo futuro aumentassero le aree dismesse, proprio di quei piccoli shopping center, nati su aree dismesse (ex Cantina Sociale).