Quando la Lega Nord bloccò l'autonomia del Veneto - L’iter decennale del processo mai citato - dal 2004 ad oggi il fallimento del progetto e l’immobilismo propaganda di una politica

  • Posted on: 27 August 2017
  • By: Oscar Borsato

Prima di votare SI o NO al prossimo Referendum, di cui alla L.R. 19 giugno 2014 n.15, è giusto conoscere l’intero cammino che ha determinato l’occasione di questa consultazione, nata come se fosse un momento nuovo del federalismo veneto, invece è una vecchia questione aperta e lasciata a decantare nel tempo.

Quando si parla di autonomia si specifica la conclusione di un percorso negoziale tra Stato e Regione, quello che da sempre è definito come federalismo, il sinonimo di quanto trattato, progetto che oramai è più che decennale, iniziato nel lontano 2006.

Vedremo anche le inadempienze dell’Amministrazione della Regione del Veneto nascoste dal milionario costo, nonché le richieste dalla Regione ai Governi centrali di Roma, finora mai trapelate dalla politica leghista.

In questi ultimi mesi sono nate molte occasioni di discussione sulla consultazione popolare che domenica 22 ottobre p.v. interesserà i cittadini veneti sul tema delle ulteriori forme di autonomia legislativa di competenza della Regione del Veneto. La domanda che si troverà sulla scheda elettorale sarà la seguente: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?

Prima di rispondere a questo quesito è utile farsi due domande preventive:

  1. “quanto conosciamo la nostra Istituzione regionale per poter esprimere delle valutazioni di merito?”
  2. “si è a conoscenza che il Veneto ha già iniziato un percorso di richiesta di autonomia dall’Amministrazione Galan a partire dal 26 ottobre 2006?”

Da quanto si percepisce dalle notizie sui giornali, dalle dichiarazioni politiche di tutti i partiti e soprattutto dal popolo votante, non si ha ben chiara cosa sia l’ente “Regione del Veneto” e le sue funzioni. Tutto è trattato come una sorta di tifo da stadio dove col solo urlo, con l’offesa o con la derisione, si presume di avere gli strumenti adeguati per intraprendere un ben che minimo ragionamento.

Peggio ancora è chi è proponente e non ha ben chiaro il prodotto che propone, poi c’è chi semplicemente si limita a dire: “vota e poi vedremo”, “vota ma ci vuole tempo”, “vota per un Veneto indipendente”, “vota per un Veneto come il Trentino”, “vota perché Zaia (o il politico X) ha detto di votare”, “vota per un Veneto più vicino ai cittadini”… e altre affermazioni che non portano a capire quale sia la nuova programmazione che si andrà a compiere, da parte dell’Amministrazione Regionale attuale.

Cosa si propone e cosa si farà il giorno seguente alla consultazione, rispetto a quella del 2006?

Da una domanda referendaria così “general generica” senza un programma recente, l’unica mossa è mettere una X su fiducia, sapendo che un referendum di questo tipo, per propria natura, non produce nessun effetto concreto sull’iter burocratico, quindi perché spendere €12 milioni per avere un processo sterile?

Sta di fatto che questa valutazione di non necessità è data,  in primis, dalla stessa istituzione proponente che nel proprio sito web nell’area Decentramento e Federalismo (aggiornamento al 27/01/2017), poi con successivi dettagli, non riconosce nel referendum lo strumento per giungere ad una autonomia differenziata.

L’iter burocratico stabilito per la richiesta di autonomia difatti prevede una consultazione diversa, vediamo il tutto nel seguente elenco. Per completezza d’informazione in ogni singolo punto ho messo una nota, così da fare comprendere a che punto è fermo il lavoro.

Per correttezza è utile specificare che queste richieste politiche hanno iniziato il percorso due anni prima, il 14 ottobre 2004 e successivamente in quella 21 luglio 2005 nella Conferenza Unificata, che nell’esprimere un parere sul DdL della Finanziaria 2005, in prima istanza, in attuazione dell’art. 119 della Costituzione, le Regioni chiedono che venga approvato un accordo unificato per il raggiungimento del federalismo fiscale.

In breve in punti:

  • Proposta della Giunta Regionale: 24/10/2006
  • Esame ed approvazione della proposta da parte della 1* Commissione consiliare: 28/11/2006
  • Consultazione categorie economiche - Enti locali: N.P.
  • Consiglio regionale: approvazione in aula della proposta e conferimento mandato al Presidente della Regione: N.P
  • Presidente della Regione del Veneto: trattative e raggiungimento intesa: N.P
  • Consultazione Enti locali: N.P
  • Informativa al Consiglio regionale sugli sviluppi della fase negoziale: N.P
  • Giunta regionale: approvazione scheda d’intesa: N.P
  • Sottoscrizione intesa Presidente Regione del Veneto / Presidente Consiglio dei Ministri: N.P
  • Consiglio dei Ministri entro 30 giorni adotta il DdL sull’intesa: N.P
  • Il Parlamento approva la Legge ordinaria a maggioranza assoluta delle Camere: N.P
  • Legge statale di riconoscimento dell’autonomia differenziata della Regione del Veneto: N.P

N.P= documento non presente

Una particolarità da specificare è l’impossibilità di rientrare nello status di Regione autonoma o come le Province di TN e BZ, in quanto questo iter di riconoscimento andrebbe eseguito con una Riforma Costituzionale.

Questo processo iniziò, come già scritto, nel 2006, proseguito poi nel Governo Prodi con presentazione formale del Presidente regionale (18/01/2008), proseguito poi con l’informativa al Presidente del Consiglio Berlusconi nel 13 maggio 2008 (quando nell’allora CdM c’era come Ministro alle Politiche Agricole proprio il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, iter burocratico seguito dall’allora Ministro delle Riforme per il federalismo, Umberto Bossi, e dal Ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, dove si auspicava la negoziazione e il calendario di incontri per stabilire quale fossero le competenze aggiuntive. [http://www.regione.veneto.it/static/www/decentramento-e-federalismo/PercorsoAutonomia9_7_10.pdf].

Questo si interrompe proprio sotto il mandato leghista col Ministro per la Semplificazione Normativa (On. Roberto Calderoli) dopo la comunicazione del 17 giugno 2009.

Sono trascorsi otto anni la “questione veneta” è ancora da risolvere, di certo non per colpa dal governo centrale che ha sempre promosso il federalismo, fino all’approvazione della Legge n.42 del 5 maggio 2009.

Detto percorso difatti prevede una sola consultazione, degli Enti Locali da trasmettere poi al Consiglio regionale.

Come si evince dall’elencazione di cui sopra, nessun altro documento è stato mandato ufficialmente da Venezia a Roma, nessuna richiesta di calendarizzazione per decidere le date del processo. Siamo davanti a soli spot elettorali sotto la spinta secessionista di indipendenza, bocciata dalla Corte Costituzionale. In modo oggettivo, la stessa Regione del Veneto certifica che dal 2008 ad oggi, dalla politica veneta della Lega Nord non c’è stato un interessamento sulla continuazione del percorso autonomista, solo altre forze politiche “democratiche” davano per impossibile l’idea di creare dei confini tra Veneto ed Italia.

Tant’è che il tempo ci ha dato ragione.

Adesso, per quale motivo si chiede il referendum se l’inadempiente é proprio la politica regionale di maggioranza che si è bloccata per un decennio?

Per concludere questo intermezzo di valutazione è da evidenziare il momento scelto per parlare di autonomia inserito in dei processi fallimentari di quest’Amministrazione regionale, in altre parole, come la questione irrisolta dell’autonomia e l’immigrazione, unite ad un’efficiente comunicazione politica abbiano trasformato questo referendum in un’arma perfetta di distrazione di massa sui problemi miliardari delle banche venete e della Superstrada pedemontana veneta, entrambe di responsabilità politica dell’attuale Governatore.

Si sta assistendo al classico gioco dell’illusionista, lo sguardo è puntato dove l’azione non avviene.

Cerchiamo perlomeno di prendere questa occasione come momento d’insegnamento collettivo e di scoprire com’é realmente attivato il processo in esame, descrivendo quali siano i campi operativi dello Stato, quelli concorrenti e quelli esclusivi della Regione del Veneto.

Ovviamente, non avendo a disposizione materiale istituzionale aggiornato, data l’inesistenza, si presume che con questa consultazione prosegua quanto iniziato undici anni or sono, e dopo ben sette anni di depistaggi ideologici sul concetto di indipendenza e soprattutto di una mancanza burocratica per completare l’iter, fino al licenziamento da parte del Parlamento di una legge ordinaria sulle ulteriori nuove competenze della Regione del Veneto.

È utile per raggiungere le istanze chieste nel passato, attraverso i documenti presenti nel sito web regionale, accuratamente non “linkati” nella sezione dedicata al referendum, una dimenticanza dell’Unità Organizzativa della Comunicazione ed Informazione o una mossa non di massima trasparenza?

Perché non sono messi a disposizione i documenti prodotti dal 2006, utili a capire quali siano le richieste fatte?

Se non sono più valide quelle presenti, perchè non pubblicarne di nuove ed inerenti a questo referendum?

Uno strumento utile per capire la richiesta di autonomia, il secondo dell’aprile 2010, nel quale sono descritti dall’Amministrazione Giancarlo Galan, è il Documento di Sintesi Attuazione articolo 116, terzo comma, della Costituzione “Autonomia differenziata della Regione”, elaborato evidentemente non conosciuto dall’attuale Presidente Luca Zaia. Non sarebbe poi la prima volta che siano accaduti fatti che lo stesso Governatore non si sia accorto di quanto gli accadeva sotto i suoi occhi.

Vediamo in breve quali erano/sono le dodici richieste di maggiore autonomia decise dalla Giunta regionale con propria delibera n.88 del 17 luglio 2007:

  1. Istruzione: si chiede di acquisire sia competenza legislativa in ordine alle norme generali sull’istruzione più direttamente incidenti sul sistema regionale (età minima di accesso, tempi di attuazione del diritto/dovere di istruzione, percorsi integrati di istruzione/formazione, piani di studio), sia competenza legislativa esclusiva in ordine alle funzioni già delegate dalla Riforma Bassanini (programmazione della rete scolastica e dell’offerta formativa integrata, contributi alle scuole paritarie). Essenziale per l’acquisizione di effettiva autonomia è inoltre l’acquisizione di competenze legislative ed amministrative relative al personale della scuola, nonché alle risorse attualmente gestite ancora dallo Stato. Secondo, si vuole acquisire un ruolo di rilievo con riferimento alla programmazione universitaria, ed in particolare all’istituzione dei corsi di studio e alla valutazione del sistema universitario veneto.
  2. Tutela della salute: autonomia programmatoria e gestionale, per avviare importanti e decisivi interventi di manutenzione evolutiva e di riorientamento della governance del sistema che si vuole stabilmente fondato su di un’accentuata integrazione ospedale-territorio, con una caratterizzazione marcata di quest’ultimo nella visione evolutiva dei prossimi anni;
  3. Tutela e valorizzazione dei beni culturali: acquisire una potestà legislativa concorrente in materia di tutela dei beni culturali e il conferimento di maggiori funzioni amministrative di tutela, conservazione, valorizzazione e gestione del patrimonio culturale locale;
  4. Ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi: si richiede una maggiore autonomia regionale in tema di ricerca scientifica e sostegno all’innovazione tecnologica, con riferimento in particolare alla ricerca applicata alla produzione di beni e servizi (ricerca industriale e attività di sviluppo sperimentale), ritenendo che l’acquisizione di competenze rafforzate in questa materia consentirà alla Regione di prevedere ed attuare misure di sostegno alla ricerca coerenti con la programmazione regionale, in un quadro complessivo di azioni poste in essere a sostegno dello sviluppo socio- economico del territorio e rispondenti alle esigenze espresse dal territorio stesso;
  5. Potere estero della Regione: si chiede maggiori poteri come riconoscimento del proprio ruolo politico ed economico nonché della capacità dimostrata di saper svolgere attività di collaborazione anche con altri Stati e Regioni che guardano all’abbattimento delle barriere culturali, sociali e linguistiche ancora oggi esistenti tra le popolazioni che richiedono interventi volti alla integrazione e allo sviluppo delle zone di confine;
  6. Organizzazione della giustizia di pace: richiede una maggiore autonomia regionale in tema di giustizia di pace, ritenendo che l’acquisizione di competenze rafforzate in questa materia potrà rispondere alle esigenze dei cittadini di maggiore celerità ed efficienza nel campo dell’amministrazione della giustizia. Maggiori poteri legislativi ed amministrativi relativamente all’organizzazione, segnatamente agli aspetti concernenti la selezione, nomina e formazione dei giudici, la dislocazione degli uffici, gli organici, e la gestione del personale amministrativo;
  7. Tutela dell’ambiente e dell’ecosistema: chiede l’acquisizione di rafforzate competenze legislative ed amministrative in materia, anche con riferimento alla:
  • disciplina relativa al controllo degli inquinamenti ambientali ed alla protezione e tutela delle risorse naturali e del paesaggio, nel quadro delle norme comunitarie;
  • protezione della fauna e della flora, con particolare attenzione alla tutela delle biodiversità;
  • promozione di tecnologie e politiche di sviluppo sostenibile;
  • disciplina degli istituti e strumenti finalizzati a garantire il rispetto dell’ambiente, quali la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) anche con riferimento ai procedimenti relativi ad impianti strategici situati nel territorio veneto;
  • disciplina dell’informazione ambientale;
  • disciplina dell’elettromagnetismo;
  • disciplina delle industrie a rischio di incidente rilevante;
  • disciplina di tutti gli aspetti attinenti alla salvaguardia degli equilibri ecologici che si incrocino con scelte attinenti al governo del territorio.
  1. Ordinamento della comunicazione: s’intende rafforzare il proprio ruolo istituzionale di legislatore della materia, rivendicando maggiori spazi di intervento nel sistema della comunicazione di livello regionale, allo scopo di avvicinare ulteriormente detto sistema ai cittadini e valorizzare in tal modo il territorio, nella piena consapevolezza di tutte le implicazioni che comunque derivano dalla necessaria applicazione della normativa comunitaria di settore.
  2. Previdenza complementare e integrativa: s’intende creare trattamenti previdenziali nuovi e più adeguati alle esigenze dei cittadini veneti, con riguardo all’incentivazione di fondi pensione negoziali, alla creazione di fondi pensione a carattere regionale, alla previsione di interventi di sostegno e garanzia;
  3. Protezione civile: maggiori competenze in caso di eventi di particolare intensità;
  4. Infrastrutture: si chiede ulteriori competenze legislative e amministrative in materia che prevedano in particolare:
  • il coinvolgimento nelle attività di programmazione, progettazione e realizzazione delle infrastrutture anche di interesse sopranazionale e nazionale, ricadenti nel proprio territorio;
  • il trasferimento delle funzioni di gestione delle reti stradali nazionali comprese nel territorio regionale;
  • la ripartizione più chiara delle funzioni fra Stato e Regione nella gestione delle infrastrutture ferroviarie, autostradali, stradali ed aeroportuali;
  • la promozione, in particolare, dei modelli di co-gestione Stato-Regione degli aeroporti e porti nazionali presenti sul territorio veneto;
  • il completamento del trasferimento alla Regione delle infrastrutture ferroviarie di interesse regionale al fine di assicurare ai cittadini una più elevata qualità dei servizi.
  1. Cassa di Risparmio, Casse rurali, aziende di credito in ambito regionale, enti di credito fondiario a carattere regionale: si chiedono maggiori poteri in materia creditizia in ragione della necessità di adeguare il sistema bancario locale alla realtà economica e produttiva della Regione, dall’altro in un’ottica di promozione e sviluppo dell’imprenditorialità venete. Questo sistema potrà riguardare l’istituzione, le fusioni, le modifiche statutarie, l’articolazione territoriale delle banche regionali.

Ricordo che la stesura dei punti appena elencati è stata pensata e stesa tra il 2004 e il 2006, alcuni anni primi della crisi finanziaria, evento che ha profondamente cambiato l’orizzonte delle politiche istituzionali, delle imprese e dei cittadini. Ci sono stati mutamenti durante questi anni di inattività istituzionale e politica, responsabilità in capo al Presidente della Regione del Veneto, come si evince dalla documentazione messa a disposizione dallo stesso Ente.

Inevitabilmente la sola propaganda annacquata di demagogia indipendentista non ha avuto degli effetti nel sistema economico locale, l’unica accentuazione é quella di caricare il popolo verso il Governo centrale, omettendo le responsabilità politico gestionali del Governatore Zaia.

Sta di fatto che in questo referendum il contenuto che esso offre è vecchio, o presumibilmente vuoto. La sanità ha già cambiato la funzione, il macro problema delle banche venete, tanto difeso dal Presidente Zaia abbiamo visto i disastri che ha prodotto. Senza dimenticare la parte riguardante le infrastrutture, insomma una data di consultazione con una domanda vaga e un programma assente, e se è ancor quello dell’Amministrazione Galan, possiamo definirlo “preistorico”.

Detto tutto ciò, conosciuto l’iter reale dell’autonomia differenziata del Veneto e la programmazione non rispettata dai politici leghisti, è giusto rispettare la volontà di un cittadino veneto, voti SI o NO, oppure il non voto, fatto evidente è qualunque sia il risultato finale questo referendum resterà, per i fini istituzionali, una grande spesa di 12 milioni di euro non necessaria, anzi tutta a discapito dei servizi pubblici regionali.