Refrontolo, segno di un territorio del Veneto da rifare

  • Posted on: 4 August 2014
  • By: Oscar Borsato
Il Presidente della Provincia di Treviso Muraro, il giorno dopo l'avvenimento che ha portato alla morte di 4 persone a causa di una "bomba d'acqua" che ha fatto tracimare il torrente Lierza, ha dato la principale colpa all'attuale Governo, in primis nella persona del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Forse il Presidente trevigiano non si ricorda alcuni aspetti:
- forse la memoria dimentica ma internet registra tutto. Dagli archivi del mio studio (agendina del 2011) poi da una veloce ricerca "nel virtuale", ho trovato un volantino di un incontro/dibattito “La terra delle acque” svoltosi in quell'anno il 23 aprile a Castelbrando a Cison di Valmarino (http://www.hotelcastelbrando.com/blog/eventi/la-terra-delle-acque/), proprio a 6,5 km dal luogo dell'immane tragedia. "Dibattito sul tema della Grande Alluvione che ha colpito il Veneto lo scorso anno (2010). Molte persone hanno pagato con la vita il repentino esondare dei fiumi. Un disastro che resterà negli annali per il suo impressionante livello di distruzione. E di morte".
- forse non è a conoscenza che la legislazione sulla pianificazione del territorio è di competenza esclusiva della Regione del Veneto, attraverso l'istituzione dei PAI (Piani di Assetto Idrogeologico). Pochi giorni dopo la conferenza di Cison, il "9-10 maggio si sono tenute le Conferenze Programmatiche, ai sensi del comma 3 dell'art.68 del D.Lgs. 152/2006, relativa al Progetto di Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico dei bacini idrografici dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Piave e Brenta-Bacchiglione dell'Autorità di Bacino dell'Alto Adriatico. Con la deliberazione n. 953 del 5 luglio 2011 si è preso atto e si è fatto proprio il parere espresso dalle Conferenze da rendere all'Autorità di Bacino per il provvedimento finale" (fonte Regione del Veneto http://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/conferenze-programmatiche). Da allora niente, tre anni passati a ragionare sul dafarsi, mentre la gente perde tutto, anche la vita;
- forse non si rende conto che gli articoli di elogio autoreferenziali attribuita alle Forse provinciali e il nascondere le colpe di una mancata pianificazione strategica della sicurezza del territorio da parte del Governo veneto, sono un'ulteriore schiaffo in faccia alle quattro famiglie che hanno perso i loro cari, nonchè a tutti i feriti cha avranno nella loro pelle i segni indelebili di quei momenti.
- forse non si vuole percepire che la prevenzione costa meno che curare. Di certo non basteranno i 2,6 milioni di euro che la Regione del Veneto dovrebbe destinare per la sicurezza del territorio, ma erano un inizio se qualcuno li avesse almeno visti;
- perchè Muraro non scarica le colpe e non cita mai i veri responsabili, non del fatto, ma della gestione della sicurezza? I PAT dovrebbero avere anche uno scopo preventivo, non solo organizzativo territoriale.
Ma si parla di operatività solo dopo l'accaduto, mentre le colpe devono ricadere sempre verso altri, sempre verso quella "Roma" tanto odiata, ma tanto cercata quando si devono andare ad elemosinare i denari.
Il Presidente Muraro e la compagine veneziana quando imparerà a pianificare il Veneto, a stabilire dei parametri ottimali alla Legge Urbanistica del 2004? Un centro destra che non è riuscito ad avere la minima capacità di salvaguardare la vita di tutti i cittadini, siano essi veneti e non. Ma cosa c'entra l'autonomia del Veneto con quello che è successo? Sappiamo bene che i soldi ci sono, è solo da fare le priorità politiche. In modo evidente si è dimostrato che non è tra i primi posti la salvaguardia della vita dell'essere umano.
Senza poi citare la Piave, altra bomba pronta ad esplodere, decenni di urbanizzazione sfrenata sino all'alveo del fiume. Un Ente regionale silenzioso, che lascia fare. Meglio costruire case vista fiume, potenzialmente prigioni difficili da evadere in caso di allagamento. Intanto il tempo passa e i morti uno ad uno si contano.
Lo slogan allora era "mi son veneto", ma i veri veneti fanno parte di un popolo serio, che non lucra politicamente sopra le vittime di tragedie e sui cadaveri dei propri fratelli e sorelle.