Refrontolo, le sei scomode verità - analisi della tragedia

  • Posted on: 6 August 2014
  • By: Oscar Borsato
Sui giornali di questi giorni si danno due versioni, una opposta all'altra. Due letture diverse sull'evento che ha portato alla morte Maurizio Lot, Luciano Stella, Giannino Breda Fabrizio Bortolin. La prima, che va a dimostrare l'assoluta casualità dell'evento, dramma nato da una tragica combinazione di eventi che si sono incrociati in un lasso di tempo estremamente breve. Sostenitori di quest'idea li possiamo identificare in tre categorie: uomini politici, rappresentanti degli imprenditori vitivinicoli e rappresentanti istituzionali. Contrariamente, la seconda che è sostenuta dalla Procura della Repubblica di Treviso nella persona di Laura Reale (PM), che sta indagando per omicidio e disastro colposo, quindi la responsabilità umana per il fatto successo.
La via Crucis di certi personaggi politici è umanamente triste. Questi individui sul luogo del disatroso, con tanto di fotografi pronti ad immortalarli in pose plastiche da coordinatori dell'esercito della salvezza e dispensatori di verità immediate, sono scene che non hanno aggettivi di valutazione. Cavalcare il momento di opportunità mediatica, nascondere le colpe  per far dimenticare le non decisioni fatte, o per lo meno, averne prese altre in modo troppo superficiale è il loro unico desiderio.
Come si è capito, la mia più forte ammirazione e sostegno va al magistrato Laura Reale, perchè possa condurre le indagini in modo approfondito, in autonomia e che possa così punire coloro che non hanno saputo gestire il territorio a loro affidato dai cittadini. Queste tragedie, diversamente da quanto ne dicano il Governatore della Regione del Veneto Luca Zaia, il Corpo Forestale dello Stato e i Rappresentanti d'Interesse, sono avvenimenti che si potevano prevedere ed evitare con una giusta vision, viste le pioggie da tempo annunciate. Morti che non sono dovute per volontà dell'uomo, ma per l'incapacità che lo stesso ha nella gestione dell'ambiente fisico, così cambiato negli ultimi decenni e divenuto così inesorabilmente più fragile. Qui si sta parlando di rischi antropogenici, dove l'impatto delle attività umane aggiunte ai pericoli naturali manifestano la pericolosità dei luoghi in cui viviamo.
Quanto sopra scritto potrebbe sembrare presuntoso, ma è frutto di uno studio fatto su fondamenti di Geologia Ambientale, i quali contrastano con quanto affermato dalle tre comunità in precedenza elencate. [copertina del libro]
La gestione e il controllo dei rischi è un'argomento alquanto complesso. Cerco si sentitezzare.
Per limitare gli effetti delle catastrofi naturali dovrebbero essere valutati i seguenti parametri: il tipo, la frequenza e le caratteristiche del fenomeno dannoso, gli effetti sulla popolazione e sui beni, sugli insediamenti, sulle infrastrutture socio-economiche, sulle istituzioni e sul grado di preparazione della società a frontaggiare l'evento.
La detrminazione del rischio  e la definizione dei mezzi di controllo pongono ai decisori (politici, pubblici amministratori, pianificatori....) la scelta se investire in una riduzione dei rischi potenziali, oppure indirizzare gli investimenti all'immediato miglioramento dell'economia e degli standard di vita => "investire sulla sicurezza per la vita a cospetto del denaro?"
La gestione e il controllo dei rischi naturali devono essere basati su quattro azioni complementari:
  • lo sviluppo delle analisi dei rischi,
  • la scelta delle soluzioni per la riduzione  o l'eliminazione degli effetti dannosi,
  • la creazione di meccanismi  per la gestione  e la prevenzione del rischio,
  • la formazione adeguata per la comunità.
Nei proclami leghisti si sente annunciare che il Veneto è patria di cultura e civilizzazione, dimenticandosi però la natura territoriale (in primis la pericolosità idrogeologica). Soprattutto non dicono che le Regioni più vulnerabili sotto questo punto, hanno adottato o lo stanno facendo tutt'oggi, sistemi in grado di analizzare il rischio e la gestione territorio di loro competenza. Dette analisi si compongono in un elenco di sette punti:
  1. la descrizione dello stato della natura;
  2. la valutazione della pericolosità;
  3. la definizione degli elementi a rischio: - incolumità delle persone, - gli agglomerati urbani, - le aree dei sistemi produttivi, - le infrastrutture, - il patrimonio ambientale, - le aree sede di servizi pubblici e privati. Viene delineatodelineato il quadro socio-economico;
  4. la valutazione della vulnerabilità: viene definito un grado di perdite per ogni tipologia di elemento a rischio e per ogni intensità del fenomeno;
  5. la valutazione del rischio;
  6. la definizione del rischio ambientale: vengono stabilite le soglie di rischio tollerabile sulla base di fattori locali di tipo socio-ambientale. La determinazione delle soglie di rischio  accettabile risulta particolarmente importante nelle attività di prevenzione e di programmazione dello sviluppo del territorio; questo permette  di individuare le priorietà di intervento e di decidere i criteri di gestione del rischio.
  7. la gestione del rischio: secondo la L.225 del 1992.
[fonte: Geologia Ambientale, 2004 - pagg.446-448]
Una prima verità derivata dai punti n.3, n.4 e n.6 dell'elenco numerato sopra proposto: "siamo tutti un numero statistico, delle possibile perdite tollerabili. Un capitale umano sacrificabile per le logiche del sistema economico". Una classe politica che ha preferito investire nel denaro piuttosto che nella sicurezza della vita dei propri concittadini. Affermo questo non sulla base di mere supposizioni, bensì sulla base di indagini economiche applicate al territorio. Dati scientifici oggettivamente dimostrabili. Mi spiego nel dettaglio. In questi ultimi anni la commercializzazione del vino prosecco dei colli Valdobbiadene - Conegliano ha avuto un'impennata positiva, con una gradissima e forte richiesta dai Paesi europei e non solo (60% della produzione va all'estero). Questa è una buona notizia per l'economia dell'alto trevigiano, ma come ogni aspetto ha un'altra parte della medaglia, ossia quello di una rivisitazione delle rendite fondiarie. Queste hanno portato alla trasformazione di semplici terreni adibiti a bosco ad essere delle "miniere d'oro", ripuliti dalla vegetazione naturale del luogo per essere sostituita da vigneti. Questa operazione di riconversione del territorio deve essere approvata con un cambio di destinazione pianificatoria territoriale locale. Organi valutatori di questo processo sono per competenza diversa: gli imprenditori agricoli (richiedenti), il Comune su autorizzazione del Corpo Forestale dello Stato e della Regione del Veneto. Tutte queste operazioni fatte con troppa superficialità, eseguite come se non dovesse mai accadere nulla. Con troppa solerzia (non parlo di illegalità) sono state rilasciate le autorizzazione a nuove distinazioni produttive, e questa è la seconda scomoda verità. La natura ci sta chiedendo i suoi interessi.
Una comunità produttiva che non accetta giudizi tecnici, la terza verità. Potrebbe sembrare ininfluente il cambio di destinazione e di una coltura ad un'altra, invece, come dimostrato della comunità internazionale di studi sul terreno la tipologia insediativa vegetale è fondamentale. Nei rischi idrogeologici del territorio: gli alberi svolgono una importante funzione di mantenimento del terreno. L'eccessivo abbattimento degli alberi aumenta notevolmente il rischio delle frane, delle alluvioni e degli smottamenti del terreno. Anche la distruzione di pochi alberi, di un piccolo bosco, modifica radicalmente l'equilibrio naturale delle cose. Questo il pensiero unanime dei geologi nazionali ed internazionali, che fin dalle prime battute sono andati in appoggio a quelle forze ambientaliste che denunciano da decenni l'uso aggressivo che abbiamo del territorio, in questo caso quello montano, che ha proprie regole e proprie dinamiche geostrutturali. L'Ordine dei Geologi del Veneto nella persona di Paolo Spagna, presidente, ha recentemente affermato: "oggi i terreni sono resi più fragili dall'azione intensiva dell'uomo che, per la coltivazione del pregiato prosecco, interviene massicciamente con sbancamenti, per costruire nuovi impianti. Il pericolo per chi vive in quelle zone diventa una certezza". Innocente Nardi, presidente del consorzio del prosecco superiore Valdobbiadene — Conegliano rappresentante del sistema produttivo della filiera vitivinicola però ha delle serie problematiche di concetto tra il bello da vedere e la staticità del terreno. Non sempre il bello è segno di sicurezza.
Un fallimentare processo di pianifacione strategica, la quarta verità. La vendita del prodotto finale, il prosecco, avviene tramite un sistema chiamato marketing territoriale. Questo strumento di incentivazione alla vendita, con precedente produzione e lo sviluppo di vigneti, lo ha tanto voluto sia dall'ex Presidente della Provincia ora Governatore, sia dall'attuale il dott.Muraro. Ricordo "Quello che è oggi la Primavera del Prosecco docg lo dice la prima indagine enoturistica voluta dal presidente del comitato organizzatore Giovanni Follador e dal Presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro [http://www.vinealia.org/website.asp?id=8992 ]. E' oggettivo quindi che questo istituto è determinante nelle scelte di pianificazione strategica del territorio, sia da parte degli operatori privati che da quella dei pubblici. L'attuale classe politica regionale e provinciale, si è dimostarata incapace di governare, superficiale nelle decisioni importanti da adottare.
Si sta adottando un revisionismo tecnico applicato ad un "non sapere nulla", la quinta verità. I due governatori, provinciale e regionale, come potevano non sapere a cosa portavano le scelte decise a tavolino? Ricordo che l'attuale Presidente della Provincia è laureato in Scienze politiche, mentre quello regionale in scienze della produzione animale alla facoltà di medicina veterinaria, per anni con deleghe politiche al turismo, all'agricoltura, allo sviluppo montano e all'identità veneta. Due personaggi di certo non stupidi, aspetto questo dal mio punto di vista "un'aggravante". Eppure per il governatore della Regione, Luca Zaia, «sarebbe ora di finirla con questa assurda polemica ». «I vigneti non c'entrano nulla con una tragedia.. ». Sono morte quattro persone, si stanno cercando le cause per far si che non ripetano gli errori comessi, e il massimo rappresentante della comunità veneta etichetta il tutto come "un'assurdità"? La trova  scan-da-lo-sa questa frase menzionata dal Governatore.
Inoltre, dopo l'incapacità dell'attuale classe dirigente di valutare l'analisi  nel territorio e la mancata attuazione di meccanismi per la gestione del rischio idrogeologico, sono state fallite le fasi di prevenzione e riduzione degli effetti delle catastrofi naturali, con l'assenza di informazione, formazione, educazione ed organizzazione della società: aspetti fondamentali dei programmi di pianificazione della prevenzione. La sesta verità omessa.
Questi i sei motivi che ha il Pubblico Ministero Laura Reale per ricercare la verità e poter perseguire coloro che inadempienza hanno contribuito a creare il finale tragico ad una festa che doveva essere un ritrovo tra amici. Inevitabili conseguenze nel quadro della futura classe politica, che avrà maggiori attenzioni nella gestione del bene pubblico.
OB