Sacchetti di plastica – le fake news e il popolo automa che “ignora” la propria salute.

  • Posted on: 2 January 2018
  • By: Oscar Borsato

Ogni giorno osservo i cambiamenti dei social netto, in particolare Facebook, “luogo” primo al mondo dove avvengono le più numerose interazioni sociali. Ero convinto che internet trasformasse le persone in soggetti migliori, visto il potente mezzo a disposizione. La conoscenza globale oramai è nelle mani di tutti, peccato che quelle informazioni restino nelle dita e non siano comprese dalla testa, tanto che tutte le persone si limitano a leggere il testo e premere il tasto “condividi”, quasi in preda di una frenesia, in questo particolare caso, autodistruttiva per l’ambiente e per l’economia domestica.

Di questi giorni è la notizia, oramai assuefante, che sarebbe colpa del Governo se dal 1 gennaio di quest’anno, presso i vari supermercati, c’è l’obbligo di usare i nuovi sacchetti di plastica biodegradabili, con una colpa ulteriore di agevolare una presunta amicizia dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, la quale è produttrice del materiale in esame.

Le notizie false (fake news) girano, e molto velocemente. Si leggono le peggiori assurdità, come quelle di “protestare”, di “astenersi dall’acquisto”, di “ribellarsi”… e così via farneticando.

Frasi senza senso che denotano una profonda ignoranza, non solo intellettiva, pure sul versante ecologico, sulla base primaria della vita, in tutti i suoi elementi: terra, aria ed acqua. La gente, soprattutto i giovani, non si sforzano più ad osservare quello che gli sta attorno. In due parole: “l’inquinamento della plastica”.

Il popolo italiano non si accorge che con queste mosse antisistemiche su sta lentamente suicidando, orgoglioso di protestare contro… non lo sa, ma deve essere comunque contrario.

Tema recente quello trattato ora? Assolutamente NO, dato che le prime indicazioni vengono date proprio dall’Europa nel 1994, ventiquattro anni fa, dalla Direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, la quale indica con estrema chiarezza quali sono le azioni che ogni Stato Membro deve adottare per ridurre i rifiuti derivanti da imballaggio, affinché non vi siano le insostenibili ricadute che si vedono nel mondo. Mari, oceani invasi dalle plastiche, pesci che trovano la morte nei sacchetti (o che li ingoiano). Stessa cosa negli animali di terra e d’aria, senza distinzione di razza.

Ne è passato di tempo, ma gli italiani, come ben si sa, non sono molto propensi al cambiamento, tant’è che l’Istituzione Europea è intervenuta legiferando una seconda norma, la Direttiva 2015/720, la quale ribadisce i principi della precedente.

Si legge: “Nella gerarchia dei rifiuti la prevenzione è al primo posto. Le borse di plastica hanno usi plurimi e il loro utilizzo continuerà in futuro. Per impedire che le borse di plastica necessarie finiscano nell'ambiente come rifiuti, occorre prevedere misure adeguate e informare i consumatori in merito alle corrette modalità di trattamento dei rifiuti.” E continua: “Tali misure possono variare in funzione dell'impatto ambientale che le borse di plastica in materiale leggero hanno quando sono recuperate o smaltite, delle loro proprietà di riciclaggio e compostaggio, della loro durata o dell'uso specifico previsto, nonché in considerazione di eventuali effetti nocivi di sostituzione.”

Sulle indicazioni previste dalle due Direttive sopra enunciate, lo Stato, per evitare sanzioni e per agevolare il ripristino dell’ambiente naturale ha adottato quanto legiferato in sede europea.

E’ forse una colpa cercare di arginare lo spreco di plastica, magari sostituendola con un materiale sostenibile per l’ambiente? Presumo proprio di NO.

Adottare delle scelte è sempre difficoltoso, le abitudini restano le stesse nella mente di chi non si adegua al cambiamento. E sono proprio i più forti (o furbi) a farlo, perchè questo garantisce loro la sopravvivenza. Quelli abitudinari sono destinati all’istinzione.

Per chi non fosse ancora convinto di queste semplici osservazioni, consiglio la visione di alcuni video presenti su Youtube, come: Oceani di plastica.

 

E’ da ignorante condividere senza conoscere.